Focus sulla COP29: vediamo cos’è e quali sono stati i suoi risultati

Le “Conferenza delle Parti” (COP) riuniscono ogni anno i leader dei governi di tutto il mondo, scienziati, esperti e altri attori interessati nel tema del cambiamento climatico per discutere e concordare azioni concrete per affrontare il problema. Queste conferenze sono inserite all’interno del programma delle Nazioni Unite contro il cambiamento climatico. In particolare, si inseriscono nella Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), la principale convenzione internazionale di lotta contro il problema ambientale. La 29ª edizione di questa conferenza (COP29) si è tenuta dall’11 al 22 novembre 2024 nella capitale dell’Azerbaigian, Baku[1]. Lo scopo della conferenza è quello di fare il punto su quanto è stato già compiuto precedentemente dalle Nazioni Unite a livello globale e di individuare le prossime azioni da intraprendere per affrontare i cambiamenti climatici ed i loro impatti[2].

Il programma delle Nazioni Unite ed il ruolo delle COP
Il trattato UNFCCC è stato originariamente stipulato durante la prima conferenza globale sul tema dell’ambiente, nota come Summit della Terra, tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992. L’UNFCCC è entrato in vigore il 21 marzo 1994 e da allora, si sono tenute annualmente le COP, al fine di analizzare i progressi nell’affrontare il fenomeno del cambiamento climatico.
Nel corso degli ultimi anni, queste conferenze sono state decisive e hanno portato alla più importante serie di impegni e accordi internazionali fondamentali in tema ambientale avvenuti fino al momento attuale. Tra di esse figurano:

  • il Protocollo di Kyoto (COP3 del 1997), ovvero storicamente il primo trattato internazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra con condizioni legalmente vincolanti per i partecipanti
  • l’Accordo di Parigi (COP21 del 2015), il quale ha creato il quadro per il meccanismo attuale di gestione internazionale del problema del cambiamento climatico, di cui parliamo meglio qui di seguito.

L’Accordo di Parigi ha istituito un modello non basato sull’imposizione di obiettivi di riduzione delle emissioni, ma sul richiedere a tutte le nazioni di presentare piani nazionali volontari[4]. Questi ultimi sono stati chiamati Contributi Determinati a Livello Nazionale (NDC) e hanno il fine di facilitare ad ogni membro l’impegno a ridurre le proprie emissioni, garantendo una maggiore adesione ai piani di partenza. Un altro importante punto dell’Accordo di Parigi è l’Articolo 9: quest’ultimo stabilisce nero su bianco che gli Stati individuati tra le Parti come Paesi sviluppati debbano fornire risorse economiche per l’assistenza delle Parti individuate come Paesi in via di sviluppo per quanto riguarda sia la mitigazione del cambiamento climatico che l’adattamento a questa condizione climatica e dei mezzi produttivi attraverso nuove tecnologie sostenibili.

I risultati della COP29: gli impegni economici

A proposito di sostegni economici, il risultato finanziario più considerevole della COP29 è consistito nella decisione che i Paesi sviluppati debbano fornire almeno 300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035, in termini di finanza pubblica e finanza privata mobilitata. Si tratta di un ampliamento del precedente obiettivo finanziario, che ammontava a 100 miliardi di dollari l’anno. L’accordo prevede inoltre un obiettivo globale di mobilitazione di 1300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035, includendo tutti gli attori rilevanti, sia pubblici che privati. Riguardo questa ultima quota di 1300 miliardi, si tratta del tetto massimo della cifra richiesta dai Paesi in via di sviluppo, in particolare la Cina ed i Paesi appartenenti al G77[3].

Nel discorso finale dell’evento, il Segretario Esecutivo dell’UN Climate Change Simon Stiell ha parlato di questo nuovo obiettivo finanziario come “una polizza assicurativa per l’umanità, in un contesto di peggioramento degli impatti climatici che colpiscono tutti i Paesi”, ed in seguito ha ricordato che “come ogni polizza assicurativa, funziona solo se i premi vengono pagati per intero e in tempo. Le promesse devono essere mantenute, per proteggere miliardi di vite”[4].

Tuttavia, appare evidente il gap in termini economici tra le richieste dei Paesi in via di sviluppo e i finanziamenti concretamente garantiti con questo accordo. Come conseguenza, ai risultati finali dell’accordo non sono mancate reazioni di forte opposizione tra alcuni Paesi possibili destinatari di questi finanziamenti, e di scetticismo da parte di esperti analisti[5, 6].

COP29: gli avanzamenti nel quadro del Global Stocktake

Come accennato in precedenza, i meccanismi internazionali attualmente in vigore per contrastare il cambiamento climatico, delineati nell’Accordo di Parigi, prevedono che ogni Paese partecipante presenti i propri NDC: questi rappresentano gli obiettivi di riduzione delle emissioni che ogni nazione si impegna autonomamente a raggiungere.

In vero, l’Accordo di Parigi ha introdotto anche un ulteriore strumento per promuovere e sostenere la decarbonizzazione globale: il Global Stocktake. Questo meccanismo, che si integra con i piani NDC, consente agli Stati di collaborare attraverso lo scambio di risultati nella riduzione dei gas serra. Vediamo più tecnicamente come funziona questo meccanismo.

I risultati di decarbonizzazione statali vengono designati: Internationally Transferred Mitigation Outcomes (ITMOs) e possono essere usati come crediti da vendere o acquistare tra i Paesi per soddisfare i requisiti dei rispettivi NDC. Ad esempio, acquistando un credito di riduzione delle emissioni, può essere ottenuta una somma da investire in un progetto interno volto a ridurre ulteriormente le emissioni, come ad esempio l’installazione di parchi fotovoltaici o la promozione della mobilità elettrica. Allo stesso tempo, lo Stato che ha venduto il credito può contabilizzare le emissioni risparmiate nei propri obiettivi NDC, proprio come farebbe per un progetto sviluppato sul proprio territorio. In alternativa, può vendere i crediti a un altro Paese che necessiti di supporto per raggiungere i propri target.

Questo argomento è stato oggetto di dibattito durante la COP29, tuttavia, non è stato ancora raggiunto un accordo completo sulle modalità di implementazione del meccanismo a livello internazionale. In particolare, uno dei punti più controversi riguarda le procedure di registrazione dei risultati chiave della decarbonizzazione e i crediti scambiati. Infatti, alcune Parti, come l’Unione Europea, sostengono l’idea di istituire un registro unico a livello globale sotto le Nazioni Unite per tutti i crediti emessi e scambiati. Tuttavia, questa proposta è contrastata dagli Stati Uniti.

Nella COP29 è stata presa una decisione di compromesso: verrà infatti creato un nuovo registro sotto la guida delle Nazioni Unite, che tuttavia sarà principalmente strutturato in maniera “passiva”. Ovvero, verrà utilizzato come un archivio per raccogliere i dati provenienti da altri registri già esistenti. Solo in casi particolari, come l’assenza di registri nazionali (ad esempio per alcuni Paesi in via di sviluppo) potrà essere richiesto un utilizzo realmente “attivo” del registro unico.

Mitigazione del cambiamento climatico: le controversie emerse nella COP29

Poco prima dell’inizio della COP29 è stato pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) l’Emission Gap Report 2024[7]. Le prospettive tracciate in questo report hanno evidenziato che il continuamento di impegni nazionali secondo gli attuali NDC non saranno sufficienti a raggiungere l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C nel prossimo secolo, a meno che non si prendano provvedimenti immediati.

Ciononostante, in sede di discussione internazionale, le strategie di mitigazione del cambiamento climatico continuano a essere ostacolate da numerose controversie, che si sono rese evidenti anche durante gli incontri della COP29. In particolare, è stata esposta l’insoddisfazione da alcuni blocchi di negoziazione dei Paesi in via di sviluppo verso gli accordi proposti, sottolineando il rifiuto di accettare obiettivi imposti dall’alto o da altri Stati.

In conclusione, non sono state intraprese azioni o impegni concreti per ridurre le emissioni e raggiungere la neutralità climatica nei prossimi anni con visione programmatica.

E tu? Che ne pensi riguardo queste discussioni ed accordi internazionali in tema di cambiamento climatico?

Noi di Wonety seguiremo attentamente tutti gli sviluppi dei più importanti eventi internazionali a supporto dell’ambiente. Continua a seguirci per non perderti le più importanti notizie dal mondo su questi temi!

Agire adesso è fondamentale. La COP29 è un incontro di governi e rappresentanti, ma crediamo che questi eventi possano diventare l’opportunità per ogni cittadino di informarsi ed iniziare a fare la propria parte negli sforzi congiunti a livello mondiale.

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ELENCO DELLE FONTI

[1]https://unfccc.int/cop29

[2]https://unfccc.int/sites/default/files/resource/cp2024_01E.pdf

[3]https://www.g77.org

[4]https://unfccc.int/news/cop29-un-climate-conference-agrees-to-triple-finance-to-developing-countries-protecting-lives-and

[5]https://unric.org/it/cop29-la-conferenza-si-chiude-con-un-impegno-di-300-miliardi/

[6]https://www.rainews.it/maratona/2024/11/cop29-a-baku-ultimo-giorno-di-negoziati-accordo-trattative-conferenza-cambiamenti-climatici-aa1219f9-eb12-452a-a835-69011f61452b.html

[7]https://www.unep.org/resources/emissions-gap-report-2024

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